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L’inizio del mondo – intervista alle vincitrici

  • Dicembre 2025

La crisi climatica sta già producendo, e continuerà a produrre, gravi conseguenze. A questo scenario si affiancano i processi di transizione ecologica, che suscitano timori e conflitti poiché non è ancora chiaro chi dovrà assumersi la responsabilità di pagarne il prezzo. 

Nonostante le incertezze, ricercatrici e ricercatori, persone singole fuori o dentro i movimenti sociali e ambientali, stanno sperimentando nuove modalità di risposta alla crisi climatica. Credono nell’importanza di condividere i risultati della ricerca accademica, di praticare azioni di cambiamento e di diffondere consapevolezza nelle comunità e verso i corpi che abitano e vivono i territori. In questo modo, generano nuove forme di resistenza. 

Tra questi si distinguono It’s not just climate e Connettere le pratiche di climattivismo: una mappatura condivisa e collaborativa delle isole di calore urbane, progetti vincitori della call L’inizio del mondo (2024), promossa da Codici e da ènostra.

Per il progetto It’s not just climate abbiamo intervistato Chiara Paris, dottoranda in Studi Storici presso la Statale di Milano e cofondatrice di Trave APS; Elena Cadamuro, assegnista di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università di Genova; e Luca Bozzoli, digital content creator e cofondatore di Trave APS.

Nell’ambito del progetto Connettere le pratiche abbiamo intervistato Chiara Richiardi, biologa e dottoranda al Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino, ricercatrice ENEA, e Christopher Ceresi, attivista e militante dell’associazione YaBasta Bologna.

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Il progetto It’s not just climate esplora il legame tra ambiente, lavoro e salute. Si tratta di una collaborazione tra un ricercatore dell’Università di Milano e il collettivo Trave APS, fondato nel 2023. A partire da una ricerca sull’impatto dell’industria pesante – dall’Ilva di Taranto alla Tata Steel nei Paesi Bassi, fino a Buenos Aires – il progetto invita a riflettere sui compromessi quotidiani tra denaro, salute e ambiente. L’obiettivo nasce dal desiderio di creare un ponte tra ricerca, scuola e società, aprendo spazi di dialogo tra saperi e pratiche. Per questo, It’s not just climate ha coinvolto le nuove generazioni, partendo dalle alunne e dagli alunni di scuole secondarie.

Dal sapere accademico al mondo esterno

Trave è nato pensando a quanto fosse piccola la parte delle nostre esperienze accademiche capace di rientrare in circolo nel mondo esterno. È un tentativo di traduzione, di rendere assimilabili e utili concetti nati altrove, anche e soprattutto di metterli alla prova in questo passaggio e confronto col mondo.

– Chiara Paris, dottoranda in Studi Storici presso la Statale di Milano e cofondatrice di Trave APS

In dialogo con Trave, anche Connettere le pratiche sente forte la necessità di restituire la ricerca alla comunità.
Inizialmente, il progetto si proponeva di creare una piattaforma open source per mappare le isole di calore urbane. L’idea era di promuovere uno strumento accessibile per la giustizia sociale e ambientale, offrendo modelli capaci di prevedere come rendere le città più verdi, più eque e meno cementificate.
Successivamente, la ricerca si è connotata per essere una collaborazione tra attiviste e attivisti dei Municipi Sociali di Bologna, l’associazione YaBasta Bologna e dottorande e dottorandi di diverse università italiane, quali Bologna, Padova e Torino. Durante la fase di scrittura del codice, spiegano, si è rafforzata l’esigenza di interrogarsi sui limiti dei dati satellitari oggi disponibili. Molti di questi, infatti, vengono ancora inseriti manualmente e non sono facilmente accessibili a tutte e a tutti, poiché richiedono competenze tecniche specifiche per essere interpretati e utilizzati. Per questo motivo, il progetto si è concentrato su questo nodo, approfondendo come una maggiore conoscenza dei dati legati al calore urbano possa non solo favorire la partecipazione a livello locale, ma anche attivare nuove forme di coinvolgimento e di azione collettiva. È in questa fase del progetto che il collettivo cambia nome: Connettere le pratiche diventa Scift. Un nome che il gruppo si era dato poco dopo la sua nascita e che, nelle loro intenzioni, esprime il desiderio di “includere”, di non chiudersi negli approcci o nelle tematiche, ma di aprirsi ad altre possibilità.

E quindi, è nato Scift, per cercare di includere e dare spazio a future aperture. (...) Abbiamo iniziato a riflettere sui dati disponibili, per raccogliere quelli che mancano e renderli accessibili a chi ne ha bisogno per capire cosa sta succedendo sul proprio territorio.

– Chiara Richiardi, biologa, dottoranda presso il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino e ricercatrice ENEA

L’idea ambiziosa di costruire una piattaforma open source ha permesso al collettivo di definire il proprio modo di agire, delineare una visione condivisa e tracciare linee guida su come ricerca e attivismo possano dialogare concretamente. Un obiettivo ancora in costruzione, ma che continua a orientare i prossimi passi.

L’immaginazione come strumento multidisciplinare

Un aspetto particolarmente interessante del modo in cui Scift porta avanti la ricerca è il ruolo attribuito all’immaginazione. Non come esercizio astratto o creativo fine a sé stesso, ma come strumento capace di orientare la riflessione scientifica, evitare narrazioni allarmistiche e immaginare scenari futuri in grado di tradursi in azioni concrete a favore dell’ambiente e, in particolare, nella riduzione delle isole di calore urbane. Scift allena quotidianamente l’immaginazione osservando gli spazi urbani e interrogandosi su come potrebbero essere ripensati. Notando, ad esempio, i numerosi viali e controviali di Torino, il collettivo ha riflettuto su come alcune strade potrebbero essere destinate al traffico e altre agli alberi e alle aree verdi. A questa visione si affianca l’integrazione dei dati che consente di restituire ipotesi tangibili, mostrando, ad esempio, come le temperature potrebbero abbassarsi in presenza di determinate trasformazioni urbane. 

In questo senso, Scift ha organizzato veri e propri incontri dedicati all’immaginazione, lasciando spazio alla libertà di “dire cose a caso”. Una pratica che il collettivo considera tutt’altro che dispersiva: queste sessioni possono generare idee trasformabili in azioni concrete e, allo stesso tempo, contribuire a evitare sprechi di energia. 

Secondo Scift, la metodologia proposta può rappresentare un’evoluzione rispetto agli usi più comuni dell’intelligenza artificiale in ambito urbano. Invece di produrre immagini speculative a priori, suggeriscono di farlo solo dopo aver immaginato e discusso collettivamente come le città potrebbero effettivamente trasformarsi. Integrando dati e studi scientifici, diventa così possibile proporre progetti concretamente realizzabili.  

L’immaginazione è stata centrale anche nel percorso sviluppato da Trave. Per rendere la ricerca accessibile e fruibile, il collettivo ha coinvolto ragazze e ragazzi delle scuole secondarie, invitandoli a immaginare il futuro e a riflettere sull’equilibrio tra ambiente, benessere sociale e crescita economica. 

A partire da queste riflessioni, Trave ha chiesto loro di dare forma agli immaginari emersi attraverso collage accompagnati da una didascalia. Alcuni dei lavori raccolti restituiscono con chiarezza la complessità delle visioni e delle preoccupazioni emerse: 

Un mondo in cui non ci occupiamo dell’ambiente è un mondo in cui siamo morti. Ma per poter occuparci dell’ambiente abbiamo bisogno di essere in salute.

– Studentessa anonima, classe V, Liceo scientifico, Istituto Feltrinelli

Il focus dei media è incentrato sullo scenario politico (telecamera in alto a sinistra). Si portano in secondo piano le condizioni disastrose in cui alcune persone/paesi vivono. A soffrire del disinteressamento dei media è anche il cambiamento climatico. Tutte queste tematiche convergono in una frase: il futuro incerto.

– Studente anonimo, Classe IV, Liceo scientifico, Istituto Feltrinelli

Durante la seconda fase del percorso laboratoriale, Trave ha affrontato il caso dell’ILVA di Taranto, permettendo di applicare un concetto teorico — il trilemma eco-social growth — a un contesto concreto. Divisi in gruppi, ciascuno dei quali rappresentava un’attrice o un attore sociale del territorio tarantino, le e i partecipanti sono stati chiamati a confrontarsi con la complessità delle scelte legate al lavoro, alla salute e all’ambiente. 

Lavorare con ragazze e ragazzi della scuola secondaria, per lo più estranei al contesto tarantino, ha significato tradurre quella complessità su un piano più concreto e quotidiano, così da renderla accessibile e fare in modo che si traducesse in scelte alla loro portata.

– Elena Cadamuro, assegnista di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università di Genova

Ragazze e ragazzi si sono confrontati  con gli effetti negativi della presenza dell’acciaieria, utilizzando carte tematiche che rappresentavano i principali impatti per le diverse attrici e gli attori sociali coinvolti.

Attraverso questo strumento, hanno portato le tensioni tra lavoro, salute e ambiente all’interno di un’arena pubblica immaginaria, facendo emergere strategie creative di “rivalorizzazione del territorio”: da proposte di mobilitazione civica come #ioresto fino a soluzioni più radicali e provocatorie, come immaginare “il rapimento di un dirigente di fabbrica” per rivendicare migliori condizioni di lavoro.

Alcuni esempi delle carte da gioco: 

L’esperienza ha sorpreso anche Trave, che non si aspettava un immaginario politico così presente tra le persone giovani, spingendo il collettivo a riflettere sul loro ruolo nell’attivismo climatico.

Attivismo e Ambiente: Climattivismo

Parlando di attivismo climatico, Scift si pone l’obiettivo di “uscire dalla torre d’avorio” dell’accademia, coinvolgendo direttamente la società e mettendo a disposizione della comunità i saperi e gli strumenti sviluppati nel percorso accademico.  Il collettivo opera a Bologna, a Làbas, un Municipio Sociale Autogestito che ospita anche un laboratorio di autocostruzione di droni, dove ricerca e azione sul territorio si intrecciano quotidianamente con l’intento di stimolare partecipazione collettiva e restituire conoscenza. Un nodo centrale del loro lavoro è l’accesso ai dati satellitari, oggi spesso gestiti da agenzie come la NASA. Molti non sanno che questi dati possono essere utilizzati da chiunque e non solo per scopi commerciali o militari. Scift ha sviluppato un algoritmo più accessibile e automatico possibile e organizza iniziative concrete per coinvolgere la comunità nella comprensione del territorio e dei suoi cambiamenti.

Tra queste, la biciclettata climatica ha permesso a tutte le persone coinvolte di misurare direttamente le differenze di temperatura in città. Ogni partecipante aveva un sensore attaccato al manubrio, che, secondo Scift, ha aumentato l’impatto dell’iniziativa, fornendo strumenti aggiuntivi rispetto agli obiettivi prefissati. I dati raccolti sono stati confrontati con mappe storiche, grazie alle conoscenze sviluppate attraverso l’algoritmo e al lavoro collettivo del gruppo. 

Partendo dal centro di Bologna, dove le aree verdi scarseggiano, il gruppo ha raggiunto il quartiere della Pescarola, notando come la temperatura percepita fosse di sei gradi inferiore rispetto al centro. La biciclettata si è svolta a giugno, coincidendo con una delle settimane più calde dell’anno e rendendo ancora più evidente l’impatto del verde urbano sul clima locale. Nonostante le organizzatrici e gli organizzatori si aspettassero solo una decina di persone, ne sono arrivate quaranta o cinquanta, trasformando l’esperienza in un momento di consapevolezza collettiva.

L’iniziativa, che unisce scienza e attivismo — da loro definita “climattivismo urbano” — non si esaurisce nel singolo evento: l’obiettivo è stimolare attenzione e riflessione sul territorio, estendendo l’esperienza anche oltre la biciclettata, individualmente o in gruppo.

Scift si muove su più fronti: dalla ricerca scientifica e le pubblicazioni, alle attività realizzate a Làbas, fino al progetto originario di costruire una piattaforma open source di climattivismo.

La traduzione e la restituzione della ricerca rimangono centrali, così come la divulgazione più ampia, portata avanti anche sui social — in particolare su Instagram (@scift_officina) — con l’obiettivo di favorire partecipazione e coinvolgimento, senza ricorrere a toni allarmistici o distruttivi.

Vogliamo che sia uno strumento per attivarsi, nella fiducia che affrontando le cose si possano cambiare. Che si possa agire.

– Chiara Richiardi, biologa, dottoranda presso il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino e ricercatrice ENEA

Diffondere saperi e pratiche online

Anche per il collettivo Trave la comunicazione online è parte integrante del processo di attivazione. Come Scift, non intendono i social come spazi di semplice racconto, ma come strumenti per connettere ciò che accade offline con la vita delle community digitali,  attraverso Instagram (@trave.hub) e la newsletter climato

«Vogliamo che @trave.hub sia un luogo in cui un laboratorio nato in una scuola possa uscire da lì e attivare una community online,» spiega Luca Bozzoli, digital content creator e cofondatore di Trave APS. Post, Instagram Stories e domande diventano strumenti dialogici per riattivare i processi già avviati sul territorio. 

La partecipazione alla call L’inizio del mondo ha permesso a Trave di crescere attraverso percorsi di affiancamento e collaborazione, consolidando legami con figure scientifiche, attiviste e attivisti. Per Scift, la call è stata un’occasione per sviluppare competenze tecniche e partecipative, ridando slancio anche a chi aveva perso fiducia nelle pratiche comunitarie.

Questi percorsi mostrano come ricerca, attivismo e comunità possano dialogare, trasformando dati, immaginazione e saperi in strumenti accessibili, momenti partecipativi e iniziative concrete. Grazie a queste esperienze, emerge come la ricerca non si misuri solo nei risultati immediati, ma anche nella capacità di consolidare legami, stimolare nuove forme di partecipazione e creare terreno fertile per azioni future. I progetti vincitori della call invitano a continuare a immaginare, sperimentare e agire insieme.

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It’s not just climate 

Luca Bozzoli è digital content creator e cofondatore di Trave APS

Elena Cadamuro è assegnista di ricerca in Storia contemporanea presso l’Università di Genova

Luca Novelli è ricercatore presso il dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università degli studi di Milano

Chiara Paris è dottoranda in Studi Storici presso la Statale di Milano e cofondatrice di Trave APS 

Scift

Damiano Francesco Borin è presidente dell’associazione YaBasta Bologna

Letizia Caroscio è dottoranda presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali (DICAM) all’Università di Bologna

Christopher Ceresi è attivista e militante dell’associazione YaBasta Bologna

Matteo Francobaldi è dottorando presso il Dipartimento di Computer Science e Engineering (DISI) all’Università di Bologna

Chiara Richiardi è biologa, dottoranda presso il Dipartimento di Scienze della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino e ricercatrice ENEA

Carlo Zanetti è project manager presso Geoatamai Srl, spinoff dell’Università degli Studi di Padova

Grazie 

Ringraziamo la Commissione Altri Sguardi della call L’inizio del mondo, che era composta da Dulce Chan Cab, Luca Quagliato e Clara Pogliani. Le vostre valutazioni ci hanno aiutato a inquadrare meglio le potenzialità di ogni singolo progetto.
La commissione di valutazione interna della call è stata composta da: Guido Belloni, Laura Boschetti, Jacopo Lareno, Camilla Pin Montagnana, Lorenzo Scalchi, Sara Troglio per Codici, Manuele Messineo, Gianluca Ruggieri, Marianna Usuelli per ènostra. La call L’Inizio del mondo è stata promossa da Codici e ènostra, che hanno lavorato in sinergia lungo tutto il processo.

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