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Guarda bene a destra e a sinistra

  • Settembre 2023

Nell’ottobre del 2022 ho incontrato un gruppo di sei bambini e bambine della scuola primaria di Via Clericetti, zona Lambrate di Milano. Li ho intervistati perché, dalla metà dello scorso anno scolastico, stanno andando a scuola a piedi. Lo fanno in piccoli gruppi o in autonomia, ma senza i genitori.

La spinta a farlo è arrivata dal progetto Abitare la città, in cui Codici si occupa principalmente di monitoraggio e valutazione. Analizzare come stia andando un progetto per noi significa dare valore a ciò che si sta realizzando e, per farlo, riteniamo necessario ascoltare la voce delle persone coinvolte. Per questo, ci è sembrato fondamentale parlare con le bambine e con i bambini delle scuole interessate.

Questa è una trascrizione della chiacchierata fatta con loro. È stata leggermente modificata per migliorarne la leggibilità, visto che le risposte sono state rese anonime e mescolate in un’unica voce.

Mi hanno raccontato che state andando a scuola a piedi. È vero?
Io vado con il monopattino.

E voi?
A piedi o in bici.

Ci andate insieme?
Sì, a gruppetti. Solo lui va da solo in monopattino.

E come funziona, me lo raccontate?
Noi usciamo di casa senza genitori e andiamo al nostro incontro, che è un angolo. Poi ci incamminiamo chiacchierando felicemente.

Dovete fare degli attraversamenti di strade?
Io uno difficile, dove devo guardare in quattro direzioni diverse. È un attraversamento un po’ complicato.

Come avete fatto ad imparare?
Ce lo hanno fatto vedere i nostri genitori, le prime volte.

Quando avete iniziato?
L’anno scorso. Appena ci hanno parlato del progetto, io l’ho raccontato ai miei genitori e loro, emozionandosi, hanno chiesto a lei, cioè a quella più vicina a casa mia, di incontrarci e farci andare a scuola senza di loro.

Perché si sono emozionati?
Avevano l’idea di cambiare un po’ e di farci andare a scuola senza di loro. Siamo andati, ma un genitore qualche volta ci guardava, oppure ci accompagnava fino al punto in cui ci incontravamo.

Poi è finita la quarta e quando è ricominciata la quinta già sapevate che avreste fatto la strada a piedi o avete dovuto riparlarne a casa?
No, era scontato. Si è anche unito per qualche giorno un terzo compagno, ma poi ha cambiato casa. Per qualche giorno c’è stato anche un altro bambino della A. L’abbiamo visto e gli abbiamo proposto di venire con noi.

Viene ancora?
Ora non viene più perché fa un’altra strada e si sveglia anche un po’ tardi. Io, invece, ho cominciato quest’anno. All’inizio ho dovuto discutere con i miei genitori, che non erano subito tipo ‘sì facciamolo’. Poi ci siamo accordati.

Perché avete dovuto discutere?
Non erano molto d’accordo sul farmi andare a scuola da solo. Avevano paura degli attraversamenti. Hanno detto: «Non so se guarderai bene a destra e a sinistra». Quindi per la prima settimana c’è stata qualche metro dietro mia mamma. Io esco verso le 8.05/8.07, arrivo all’incrocio verso le 8.09 dove dobbiamo incontrarci alle 8.10. I miei amici di solito erano in orario, solo che poi si è aggiunto un altro nostro amico e il punto di incontro è diventato alle 8.15. Poi continuiamo e c’è un attraversamento. Poi a volte ci sono altri due e un altro amico.

Quanti siete?
Non lo so perché varia, a volte siamo in 7. Un bel gruppo da 7.

Adesso cosa dicono a casa?
Niente, si fidano, tranne due mamme che non si fidano moltissimo e a volte non fanno venire con noi i loro figli. Una cosa importante è la fiducia. I miei genitori erano già abbastanza convinti, però non al 100%, quindi per un po’ di giorni andavo con i miei genitori e mi facevano attraversare da solo e poi mi dicevano: «Bravo hai attraversato bene». Oppure, mi dicevano se avevo fatto degli errori.

All’inizio c’era questa mia amica che suo padre lavora al bar, solo che per andare a scuola non può accompagnarla, poi ha preso un’altra mia amica, che abita davanti a lei e poi sono venuta anch’io. All’inizio ci dividevamo, loro prendevano un compagno e io prendevo un’altra bambina, poi ci riunivamo al parco e andavamo insieme.

A casa hai dovuto convincere i tuoi?
No, l’ho proposto io però loro erano d’accordo. Mi hanno detto di stare attenta ad attraversare, di guardare. Io e la mia amica abitiamo nello stesso palazzo. Lei mi viene a citofonare perché io faccio sempre tardi. Alcune volte ci prendiamo una brioche, facciamo colazione in un bar qui vicino, poi andiamo un po’ al parco.

A che ora uscite?
Alle 7.00

Sei sicura?

Ma anche quando ti accompagnavano uscivate alle 7.00?
No

Quindi vi prendete molto tempo?

Quindi non incontrate altri bambini o altre bambine sulla strada?
No. In quarta mi accompagnavano i miei. Ho dovuto anche io un po’ convincerli perché non si fidavano tanto di me. Poi per la prima volta sono uscito ed ero tranquillo, e loro un po’ in pensiero.

Come hai fatto per non farli stare in pensiero, avete preso qualche accordo particolare?
Io gli ho detto: «Starò attento, mi fermo ai passaggi pedonali e guardo a destra e a sinistra». Ma devo fare solo due passaggi pedonali.

Tu usi solo il monopattino? A piedi non ci vai mai?
No, solo monopattino.

Quanto ci metti?
6 o 7 minuti.

Ma le prime volte ti seguivano o ti hanno lasciato andare subito da solo?
Subito da solo.

Secondo voi qual è la differenza rispetto a prima, quando andavate accompagnati?
Che abbiamo un po’ più di libertà. Possiamo parlare in pace senza venire interrotti, possiamo andare da soli alla velocità che vogliamo senza mia madre che vuole sempre arrivare in orario, che ci dice: «Oh mio Dio sono le 8.20, corri, corri, corri!», quando siamo a due minuti da scuola. E che abbiamo più responsabilità

Cosa vuol dire?
Che ti senti, che sei cresciuto.

Che sensazione è, bella o brutta?
Bella! Ci divertiamo di più.

Cosa fate mentre camminate?
Chiacchieriamo tutto il tempo. Parliamo e basta oppure stiamo zitti.

Se qualcuno una mattina non può venire a scuola una mattina, come fate ad avvisarvi?
Le madri si scrivono.

Nel tragitto che fate, che riferimenti avete?
Noi l’orto botanico, l’università, il gommista. Ma la nostra strada è semplice perché noi ci incontriamo, poi andiamo dritti dritti, giriamo e siamo davanti alla scuola. Non è tanto difficile la strada.

Io ho la Lidl, passo sotto il ponte, poi il Santo Spirito, la biblioteca e lo Zero Gravity. Un incrocio dove mi incontro con i miei amici, poi la trattoria Sole che so che devo girare da quella parte, un attraversamento e i cantieri, una casa in costruzione che so che devo passare sotto.

Prima di venire a scuola a piedi, come vi accompagnavano?
Io ho i genitori separati, quindi quando ero da mia madre a piedi, in bici o in monopattino, quando ero da mio padre in macchina perché abita abbastanza lontano.

Qual è la differenza di andare a piedi rispetto agli altri modi? Se doveste parlare con qualcuno e convincerlo cosa gli direste?
Andando con i miei amici ho più tempo per chiacchierare con loro e mi diverto di più. È più divertente.

Come fanno i genitori a sapere quando arrivate a scuola?
Io lego il monopattino fuori, mia mamma vede se c’è e capisce se sono arrivato.

Mia mamma viene comunque a portare mia sorella, che è in seconda. La incontro, le do un abbraccio e le dico ‘ciao mamma sono arrivato’ e entro.

Io la stessa cosa perché devono accompagnare mio fratello. Però non gli interessa perché si fidano di me. La mia amica si porta dietro il telefono e sua mamma la chiama all’ora in cui dobbiamo entrare.

Vi capita di andare senza genitori in altre parti della città?
Qualche volta voglio provare a fare la spesa da sola.

Quando vado a messa, oppure per andare a fare le partite.

Vado al mercato e al parco.

Solo in cartoleria, che è accanto a casa mia.

Anche io in cartoleria e da mia nonna.

Mia mamma mi chiede se voglio andare in cartoleria da solo, ma io non ne ho voglia, però potrei andare da solo.

Voi lo consigliereste anche ad altri compagni e compagne?
Da noi c’è chi lo vuole fare e deve convincere i genitori.

Alcuni nostri compagni vogliono andarci ma non riescono a convincere gli adulti.

Un mio amico si fa lasciare da suo padre e poi viene a piedi.

Una parola che può descrivere come vi sentite quando andate a scuola a piedi.
Autonomo e felice.

Grande.

Grande e responsabile.

Autonomo e libero.

Mi sento piccola per fare questa cosa, mi stupisce di essere già così grande e capace.

Se lo fa lui, posso farlo anch’io.

David Guazzoni


Foto ☉☉ Simona Colucci, Bruxelles

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