Temi
  • Giovani
  • Partecipazione
  • Genere
  • Inclusione
  • Comunità
  • Migrazioni
  • Lavoro
  • Scuola
  • Innovazione
  • Welfare
  • Dipendenze

Protegge l’infanzia e la gioventù. Articolo 31 della Costituzione

In questi giorni abbiamo visto persone minorenni disumanizzate nel racconto dei mezzi di informazione e nella narrazione politica. Come persone che lavorano a Codici, crediamo sia necessario spostare lo sguardo da questa retorica alla violenza istituzionale a cui stiamo assistendo.

Tra le persone portate in questura a Milano dopo il 17 e il 18 ottobre, 220 su 271 sono minorenni. Molte famiglie hanno aspettato davanti alla questura senza sapere con chiarezza dove si trovassero figlie e figli, nonostante l’obbligo di avvisarle subito. Nessuna persona, soprattutto se minorenne, dovrebbe essere trattata dallo Stato come è successo in questi giorni.

In più momenti delle due giornate, giornaliste e giornalisti presenti hanno raccontato controlli verbali e fotografici della polizia rivolti a persone giovani, scelte in base ai tratti fisici e all’abbigliamento. Sabato, in piazza Duomo, questi controlli sono cominciati prima ancora degli scontri. Tra le persone fermate, secondo chi era sul posto, c’era anche chi stava solo filmando. Sono forme di profilazione razziale e sociale, per le quali l’Italia è già stata richiamata dalla Commissione europea contro il razzismo e l’intolleranza (ECRI) del Consiglio d’Europa. Le notizie che circolano sulle udienze di convalida sono preoccupanti e sembrano mostrare un orientamento punitivo anche da parte della magistratura, compresa quella minorile. Un orientamento che rischia di compromettere i percorsi di vita e di crescita di chi oggi deve confrontarsi con accuse pesanti.

La Costituzione impegna la Repubblica a proteggere l’infanzia e la gioventù e riconosce a tutte le persone pari dignità, senza distinzioni (articoli 3 e 31). La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ricorda che privare della libertà una ragazza o un ragazzo deve essere l’ultima scelta possibile. Il decreto approvato ieri dal governo va nella direzione opposta, rafforzando i dispositivi repressivi. Estende anche alle persone minorenni il fermo preventivo introdotto dal Decreto Sicurezza (misura che consente alle forze di polizia di trattenere una persona anche in assenza di reato). Definisce nuovi reati per chi partecipa alle manifestazioni. Porta altri 500 militari a Milano. Così la questura diventa la prima risposta, invece dell’ultima.

È una violenza istituzionale che passa per le strade, le parole e gli atti. Riconosciamo e condanniamo la discriminazione razziale che attraversa molte azioni e dichiarazioni. E ricordiamo che alla base delle proteste c’è una violenza economica che genera disuguaglianze sociali e rende impossibile, per molte e molti, seguire i propri sogni e desideri.

Chiediamo quindi che cessino le pratiche discriminatorie, che le famiglie ricevano notizie senza ritardi e che le misure adottate, oggi e nei procedimenti futuri, non interrompano i percorsi di vita, di studio e di lavoro delle persone coinvolte. Vogliamo che le persone adulte e le istituzioni mettano al centro il diritto di ragazze e ragazzi a essere ascoltati e protetti, nel corpo e nella mente, qualunque sia il loro aspetto, il loro passaporto o il quartiere in cui vivono.


Illustrazione di Andreas Brooks for Fine Acts x OWoN, CC-BY-NC-SA.

Data: 21 Ottobre 2026
Condividi
  • Facebook
  • Twitter
  • LinkedIn