Che cosa significa parlare di scuola oggi? Quali sfide attraversano il sistema educativo italiano e come possiamo comprenderle davvero?
Nell’articolo «Come una lumaca che sale una scala»: fare ricerca partecipata a scuola, le ricercatrici Cristina Cavallo e Valentina Saffioti raccontano l’esperienza dell’Osservatorio sulla scuola di oggi e di domani. Si tratta di un percorso di ricerca partecipata che ha coinvolto ragazze e ragazzi di otto scuole secondarie di primo grado dei quartieri milanesi Barona e Giambellino e che nel 2026 coinvolgerà nuovi gruppi dalle scuole primarie degli stessi istituti scolastici. L’obiettivo è indagare il benessere dei minori anche in relazione ai processi di segregazione scolastica che attraversano con forza la città di Milano. Perché (pre)occuparsene? Perché c’è bisogno di riaprire il dibattito sulle disuguaglianze educative a partire da punti di vista interni, dando valore alle esperienze e ai desideri delle persone giovani che le vivono quotidianamente.
L’Osservatorio è progettato e realizzato da Codici con Save the Children nell’ambito del progetto SCooP, finanziato da Con i Bambini e coordinato da Comunità del Giambellino. Oltre alle autrici dell’articolo, per Codici fanno parte dell’équipe di SCooP anche Jacopo Lareno Faccini e Luigi Bernardi. In questo percorso, le ragazze e i ragazzi hanno condiviso idee e racconti su di sé e sulla scuola che vorrebbero e hanno sperimentato in autonomia strumenti di indagine tra pari appresi durante gli incontri – dalle interviste alle attività creative ed espressive.
Un percorso e un punto di partenza per contribuire a un cambiamento che, anche se lento – “come una lumaca che sale una scala” – vuole prendere forma, per immaginare scuole più inclusive e attente alle disuguaglianze, e creare spazi in cui poter far sentire la propria voce.
Per scoprire di più sul progetto SCooP e conoscere anche le altre azioni, visita SCooP – Scuola Cooperativa di Prossimità.
L’articolo è pubblicato da Marsilio Editori nel volume Semi di futuro, XVI Rapporto Civita.
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Parlare di scuola significa concentrarsi su un contesto cruciale per la socializzazione delle persone giovani. Significa misurarsi con la complessità di una società diseguale e con il ruolo che la scuola ricopre nel contrastare o riprodurre queste disparità. Parlare di scuola significa, spesso, intercettare le principali sfide per il sistema educativo italiano e capire in che misura ne mettono in discussione il ruolo di contrasto delle disuguaglianze sociali.
La segregazione scolastica è una di queste sfide: un fenomeno che si manifesta nella concentrazione non casuale in alcuni istituti scolastici di apprendenti con background migratorio e/o in condizioni socioeconomiche svantaggiate. In aree urbane come la città di Milano, questa polarizzazione si manifesta a livello micro-territoriale e non rispecchia semplicemente la segregazione residenziale: la concentrazione di studenti e studentesse con cittadinanza non italiana in alcune scuole primarie e secondarie di primo grado è significativamente superiore rispetto alla presenza straniera nella stessa area.
Perché (pre)occuparsene? La differenziazione tra istituti basata sulla composizione della popolazione studentesca rischia di accentuare le disuguaglianze educative ed è in esplicita contraddizione rispetto al principio costituzionale di equità educativa e all’obiettivo della scuola pubblica italiana di fornire ambienti di apprendimento inclusivi.
Occuparsi di scuola, oltre che tenere conto di ciò che avviene all’interno degli istituti, richiede di mettere in relazione il dentro con il fuori: le famiglie, il territorio, i servizi di sostegno allo studio, alla crescita, al reddito e chi li progetta ed eroga. Mettere in relazione può significare approfondire i fenomeni e comprendere meglio i meccanismi che li sottendono e significa anche progettare interventi sociali dentro e fuori dalla scuola, con l’obiettivo di contrastare le disuguaglianze.
È in questo contesto che si inserisce il progetto SCooP che mira a rafforzare una rete di soggetti del Municipio 6 del Comune di Milano, per lavorare al potenziamento delle competenze di tutte le scuole coinvolte, alla risposta ai loro bisogni e al contrasto della segregazione scolastica con approccio cooperativo tra istituti.
L’Osservatorio della scuola di oggi e di domani: un’esperienza di ricerca partecipata
SCooP prevede un approfondimento di ricerca con l’Osservatorio della scuola di oggi e di domani, ideato e condotto da Codici e Save the Children, al fine di produrre nuova conoscenza e comprensione del fenomeno della segregazione scolastica e fornire strumenti strategici per progettare gli interventi futuri.
Una delle attività dell’Osservatorio tra il 2024 e il 2025 è stata una ricerca partecipata con ragazzi e ragazze dei quartieri Giambellino e Barona, per affiancare alle azioni di progetto la voce di ragazzi e ragazze che nelle scuole interessate trascorrono le loro giornate.
La ricerca partecipata può diventare strumento di cambiamento sociale, moltiplicando i punti di vista e le rappresentazioni di un fenomeno e riconoscendo le esperienze di tutti i soggetti coinvolti, dà attenzione a chi è marginalizzato nei processi conoscitivi, in questo caso ragazzi e ragazze preadolescenti. Questi ultimi possono condividere narrazioni autentiche delle proprie esperienze scolastiche, esplorando dimensioni spesso trascurate come il benessere, le relazioni, le aspirazioni e il senso di appartenenza alla comunità scolastica. L’utilizzo nell’Osservatorio del disegno, del collage, delle mappe concettuali, a integrazione di metodi più tradizionali, creano un contesto di ricerca più inclusivo e capace di cogliere ciò che rimane inespresso a parole.
Inoltre, la ricerca partecipata può generare trasformazioni concrete a livello individuale e di contesto. Da un lato, contribuisce allo sviluppo di competenze trasversali in chi è coinvolto: pensiero critico, consapevolezza di sé e capacità relazionali. Dall’altro, può promuovere cambiamenti nelle pratiche educative e nelle politiche scolastiche, rendendo gli interventi più coerenti con i bisogni dei destinatari e creando una comunità di ricerca in cui la responsabilità rispetto alle sfide è condivisa da attori a livelli diversi.
Qui parleremo dell’Osservatorio come ispirazione per pratiche di ricerca in cui si voglia includere i minori nella comprensione dei fenomeni sociali, considerandoli sempre interlocutori consapevoli e necessari.
L’Osservatorio nella pratica: metodi ed esiti
L’Osservatorio ha coinvolto due gruppi, ciascuno di ventiquattro ragazzi e ragazze provenienti dalle otto scuole secondarie di primo grado dei quartieri Barona e Giambellino aderenti a SCooP. Le domande di ricerca non hanno affrontato direttamente la segregazione scolastica come oggetto di ricerca, bensì tematiche a essa intrecciate, in quanto cause o conseguenze del fenomeno. Si è trattato quindi di esplorare le considerazioni sul presente e le aspettative sul futuro, soprattutto legate alla scelta della scuola, ma anche alla propria storia personale.
Oltre ai sei appuntamenti previsti per questi due gruppi, i giovani ricercatori e ricercatrici dell’Osservatorio hanno

direttamente coinvolto nelle attività anche compagni e compagne di classe, amici e amiche, raccogliendo idee e racconti di persone coetanee che altrimenti sarebbero rimasti inascoltati. Queste attività hanno consentito di allargare lo sguardo, permettendo al maggior numero di persone di esprimere la propria voce su temi di loro interesse e perseguendo anche altri e diversi obiettivi. In alcuni casi si è trattato di dare la possibilità a ragazzi e ragazze di sperimentare in autonomia alcuni dei metodi e degli strumenti di ricerca appresi durante gli incontri, come ad esempio le interviste; in altri casi invece, di svolgere nel contesto di classe e con il supporto del personale docente attività creative ed espressive, come ad esempio collage e temi guidati, su uno specifico argomento.
Com’è andata? Proviamo a restituire alcune istantanee di quanto emerso dal confronto con questo gruppo di ragazzi e ragazze e da chi frequenta le loro classi.
Come stanno a scuola? Emerge che non sempre la scuola è percepita e vissuta come uno spazio sicuro in cui poter esprimere liberamente e senza timore di giudizio la propria personalità, le proprie idee. Che questo – quando avviene – è legato alla possibilità di instaurare con compagni e compagne e con le persone adulte che fanno parte del sistema scolastico relazioni di reciproco riconoscimento, responsabilità e fiducia. A fare la differenza sembra essere l’opportunità di veder riconosciuto uno spazio di parola libero da preconcetti e generalizzazioni. È indicativo dell’importanza della qualità delle relazioni il fatto che molti dei racconti raccolti durante le interviste sulle emozioni a scuola riguardano episodi in cui il comportamento e l’interazione con le altre persone coinvolte – siano docenti o pari – è centrale. Ci si arrabbia quando una professoressa banalizza la passione per la trap e i videogiochi o quando sminuisce l’impegno di uno studente davanti a tutta la classe. Ci si sente tranquilli quando la vicepreside riflette insieme su un episodio problematico avvenuto in classe o quando si riceve spontaneamente supporto.
E cosa vedono nel futuro? In maniera simile al presente, anche qui il tema relazionale è centrale. Scrivendo i diari al futuro del primo giorno di scuola superiore, la preoccupazione più diffusa è quella di non riuscire a costruire nuove relazioni di amicizia, di venire giudicati e giudicate per il rendimento scolastico, di incontrare professori e professoresse severe e poco disponibili all’ascolto. In modo non uniforme, in alcuni casi queste preoccupazioni sono confermate, in altre disattese da incontri ed esperienze raccontate come inaspettatamente positive.

A ogni modo, ragazzi e ragazze sembrano ricordarci a più riprese la necessità e l’importanza di essere ascoltati, di essere considerati come parte attiva e presente dell’istituzione scolastica.
Sempre relativamente alle aspettative future, in molti dei temi scritti, il passaggio dalla scuola secondaria di primo a quella di secondo grado porta con sé un cambiamento dell’immaginario spaziale. L’ingresso nelle nuove scuole è spesso accompagnato dalla meraviglia di entrare in spazi grandi e curati, dotati di numerosi ed efficienti laboratori, in cui c’è la possibilità di muoversi in libertà, quasi rischiando di perdersi tra i corridoi. Come a indicare che, nonostante le paure legate all’ambito relazionale e didattico, il cambiamento porta con sé un’aspettativa migliorativa importante di distacco dalla situazione presente. I temi, inoltre, colpiscono per ricchezza di realtà e dettaglio. Da una parte questo rientra tra gli esiti ricercati dall’esercizio di immaginazione, dall’altra indica che chi vi ha partecipato lo ha fatto proiettandosi davvero nel proprio immaginario futuro.
E se potessero scegliere loro qualcosa della scuola di domani? Appare evidente come la possibilità di porre domande direttamente alle persone interessate dai fenomeni studiati e di fare ricerca insieme a loro restituisce un quadro più onesto e coerente con gli obiettivi della ricerca. Laddove coinvolti nei processi di pensiero e responsabilizzati rispetto agli obiettivi del percorso di ricerca, studenti e studentesse hanno condiviso e raccolto con sincerità e maturità racconti, riflessioni e proposte concrete. In alcuni casi potendo anche sperimentare modalità di discussione e decisione collettiva inclusive e partecipative, inusuali per il contesto scolastico. È il caso dell’attività che ha portato alla formulazione di alcune indicazioni e regole per la scuola di domani. Dopo aver lavorato a piccoli gruppi, la discussione in plenaria ha permesso di individuare, tramite il metodo del consenso, soltanto quelle indicazioni su cui nessuna persona aveva espresso obiezioni sostanziali. L’aspetto interessante di questa attività è stato notare il grande impegno messo nel mediare tra posizioni differenti e l’attenzione avuta nel considerare che non tutte le scuole partono dagli stessi presupposti di partenza. Le indicazioni formulate da ragazzi e ragazze tengono conto di questa complessità e non si appiattiscono alla maggioranza: fare informatica in tutte le scuole e farla meglio, poter scegliere la seconda lingua in tutte le scuole, trovare il modo di equilibrare in termini di carico di studio le giornate scolastiche, fare pause brevi tra una lezione e l’altra, utilizzare tutti gli spazi della scuola compreso il giardino, evitare le punizioni collettive, permettere a chi ha difficoltà di utilizzare più liberamente la tecnologia. È stato interessante notare anche come dai due gruppi di ricerca siano emerse questioni molto simili tra loro – segnale della necessità di creare sempre più spazi di confronto e ascolto per stimolare l’emersione di bisogni collettivi e attivare possibili dispositivi di risposta.
È proprio la possibilità di prendere la parola a emergere come un elemento importante nella valutazione dell’esperienza realizzata a conclusione del percorso e a configurare l’Osservatorio come un dispositivo per la partecipazione sociale. Citando alcune risposte, l’Osservatorio ha rappresentato per molte persone la possibilità di esprimersi liberamente senza il timore di essere giudicate; è stato uno spazio in cui osservare, orientarsi, raccogliere informazioni su come si sta a scuola e fuori da scuola; un’esperienza a cui partecipare con sincerità, portando liberamente i propri pensieri, ma anche sapendo rimanere in ascolto.

Un percorso per capire e riflettere su come potrebbe migliorare la scuola, un punto di partenza per avviare un cambiamento che, anche se probabilmente lento – «come una lumaca che sale una scala» – vuole iniziare.
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La bibliografia e le note lessicali sono consultabili nella pubblicazione originale, Semi di futuro, XVI Rapporto Civita.